La prima volta non te la dimentichi mai. Io ero in campagna dai nonni, ci stavo sopra e all’inizio il ritmo era lento poi cominciai ad andare forte perché ci fu una specie di sorpresa e quindi non nascondo che alla fine fece male, molto male...
Traduzione: Io ero in campagna dai nonni, stavo in sella alla mia bici azzurra con le ruotine e all’inizio pedalavo a uno all’ora, poi cominciai a muovere le gambe di brutto fino a quando un serpente non mi passò davanti, e dato che non avevo ancora imparato a frenare se non con l’aiuto dei miei poveri (e già "sleppe") piedi caddi rovinosamente sull’asfalto “strinciandomi” le ginocchia. L'ho detta un po' all'aretina perché il fatto accadde a Ponte Buriano. Non vi sto a dire dove sia, cercatevelo.
Fu storica però. E’ da lì che mi sono innamorata perdutamente delle bici ed è da lì che è cominciato il mio rapporto di tira e molla con loro. Anzi, più che tira e molla, sono sempre stata mollata io, nel senso che se le sono sempre portate via (come da tradizione). Sono alla nona bici rubata, per dire.
La prima bicicletta che per me è stata La bicicletta fu quella bordeaux del nonno, una Bianchi, poi arrivò la Atala. Per me quella bici era “Labicidavantialgaragedeinonni”. Si chiamava così, perché mio nonno la mattina la prelevava dal garage, all’ora di pranzo quando tornava dai cazzi suoi la appoggiava al cancelletto, mentre la sera quando tornava la riponeva nuovamente in garage, dalla saracinesca marrone e a righe (come quella della foto).
Crescendo mi ricordo che tutti volevano la Graziella, che in realtà risale al lontano 1964 dalla mente di un genio, tale Rinaldo Donzelli, anche il nome stesso è vintage. Se ce l’avevi e c’andavi in due, uno a pedalare e l’altro rigorosamente in piedi dietro (rischio di spappolarti il cervello pari a dieci su dieci) eri un crasto. La mia amica Lucia ce l’aveva ed era buffissima perché aveva ed ha le gambe lunghe, e a pedalare mi ricordava un topino nel suo cerchio, mille pedalate per un metro.
In questo periodo la mia bici, Aldo (gli ho dato un nome maschile su suggerimento di Cristina, perché le femmine a quanto pare vanno a ruba) riposa giù perché il tempo è quello che è, ma mi consolo, dato che ultimamente pare che le biciclette siano tornate alla ribalta. Ale, oh oh (coro).
Ieri ne hanno presentata una da Dirk Bikkembergs di Rizoma, tutta in carbonio e alluminio e interamente Made in Italy. Figa, fighissima, ma il nome l’ho scelto più bello io, quello della bici di Rizoma è 77|011, che sembra l'appellativo del figlio di E.T.I.
Sempre "causa" Salone del Mobile anche Lamborghini ne ha presentata una cattivissima e da corsa. In fibra di carbonio e pelle e realizzata dal costruttore svizzero di biciclette BMC questa si chiama Impec Automobili Lamborghini. Nome, cognome e soprannome. Vince sempre il mio Aldo.
E’ cattivissima anche quella di Wilier Triestina, tutta nera che pare una pantera (ho fatto la rima). Se non andassi in giro con vestitini leggeri e gonne lunghe la desidererei come bramo adesso le Maldive.
E poi ci sono le Abici. Io sono fan, ma vabè, io sono fan di qualsiasi cosa abbia un nome che comunemente non dovrebbe avere. Tipo, le bici tutte le chiamano "bici", invece mica sono tutte uguali. Se a voi chiamassero tutti e tutte Ermenegildo sareste contente/i? No, appunto.
C’è la Scappatella che assomiglia ad una Graziella, la Sveltina Donna che è simile ad una Bianchi e il Velocino che sembra una bici ripiegabile di Pippo.
Eh sì, c’è stata anche la moda delle bici che si piegano per mettere nella macchina o per portare in metro. Quelle sono per i manager che vogliono fare i fighi, uomini, figuratevi se le donne si mettono a piegare una bicicletta che manco sanno piegare una camicia (me compresa).
Anche le bici Orco Cicli hanno tutte un nome, quella nella foto si chiama Randa, e sarebbe perfetta per me, che quando vado in giro ho sempre “du robe, due”.
Si sono discostati da tutto questo hi-tech Dolce & Gabbana, che hanno rispolverato il suo buon sano leopardo per un mood slow rispetto a tutto questo speedy-tecnico. Non so se avete capito il concetto, mi sono sentita di spiegarlo così.
Ho sentito, sì, no, forse... Io dico sì toda la vida, anzi, Domenico e Stefano non è che vi avanza una bici? Io sono very fan!
P.s In fondo ci sono io con una delle mie amanti (sì, Valentina VII era una donna).

















Per veri appassionati!!! Alle fiere di auto moto scambio d'epoca mi innamoro sempre di qualche bicicletta... hanno proprio quel fascino retrò...
Eh si la graziella c'ha sempre il suo fascino e la preferisco sicuramente ai modelli super tecnologici e innovativi qui sopra U_U
qui da noi (in provincia) non si usano tanto in contrapposizione con la moda cittadina...e aggiungerei che peccato!!! io la uso soprattutto in vacanza...mi piace andare al mare in bici...che poi fa anche bene!!! gran bella invenzione...benedetto sia colui che ;)
è Aldo non ha una foto sua?
Poverino Aldo sotto la pioggia arruginirsi in solutidune, anche se a vedere il tuo palazzo , diciamo che sta in compagnia di tante belle biciclette femmina.
Ma lo sapete che sta per uscire la nuova Graziella?!?!? Chissà se mi innamorerò della nuova come mi è successo con quella di quando ero bambina! Ricordo ancora le urla di mia mamma che sentivo in lontananza quando io e mia sorella gliela rubavamo! Io rigorosamente stavo dietro in piedi!!! ;)
Se siete interessati vi segnalo il sito che ho trovato www.lagraziella.com
Ciao a tutti e buon weekend
Grazie Irenella mi interessa eccome!
E io non so più andare sulla bici! E mi sa che salto questa nuova tendenza!
Da piccola ne ho passate di cotte e crude, ma ora ho dimenticato del mio amichetto!
Ahia!
le bici? una mia grande passione! infatti ne dedico un post ogni sabato:
bici in style!
guardalo sul mio blog: http://longuette.blogspot.com
ciao!