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Ma Chi Sono Io?
Posted by Lucia Del Pasqua - - 3 comments


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La verità è che avrei voluto rimbalzare su quella poltrona fatta di centinaia di palline morbide incastrate l’una con l’altra. Ma quel rimbalzo “di gusto”, che viene dopo una pseudo staffetta, con tanto di partenza a schiena abbassata, testa in su, ginocchia semi-piegate, e una successiva mini rincorsa fino alla virata per arrivare ad avere il sedere per aria parallelo alla seduta...
E dopo cominciare a rimbalzare per poi, proprio come una pallina delle macchinette (chissà quanto costano adesso), lentamente fermarmi fino a non poterne più. Anche gli uomini come le palle prima o poi devono smettere di girare.
Questo quello che avrei voluto fare non appena messo piede nell’Atelier di Alessandro Martorana, forse perché avevo già abbastanza rimbalzato per le strade di Milano in bicicletta e per non perdere il ritmo avevo in corpo ancora un po’ di bonus "saltellii".
Devo ammettere però che dopo pochi minuti qualcuno o qualcosa ha gettato dell’acqua fredda, o semplicemente delle stoffe gialle e rosse, sulla mia inquietudine interiore e mi sono data una calmata.
Per forza, di fronte a certi pezzi, certi libri, certe giacche, ci vuole silenzio e concentrazione. Non a caso io sono una fautrice dello shopping silenzioso, per vedere tutto quello che mi interessa con attenzione non devo avere disturbi acustici direttamente diretti a me di alcun tipo. Dicesi alienazione da shopping.
Quindi, nell’attesa dell’arrivo di Alessandro Martorana ho cominciato a scartabellare, a sfogliare, studiare le giacche appese nel mobile bianco, sopra libri e sotto scarpe/pantofole.
Che il signore sia lodato. C’è del colore. Dopo le prime preghiere di santificazione al creatore di tali pezzi per aver ammorbidito la durezza di certe monotonie cromatiche, sono passata allo studio dei tagli e delle geometrie, evidenti soprattutto nei colli. 

E poi è arrivato dico Alessandro e non Martorana o Alessandro Martorana perché farà anche “robe serie” per certi tipi di uomini, ma il primo input, arrivato muto, è stato dell”io sono smart”. Ed era vero. 
Lo tempesto di domande con una violenza tale con cui la grandine picchia sui tetti delle macchine. Mancava solo quel rumore. Tanto che ad un certo punto ho finto di mordermi idealmente la lingua.

Alessandro è un sarto. Sì, un sarto. E allora dove sono le ciabattine da sarto, gli occhiali in punta e il cerotto all’indice? E allora dove sono quei vent’anni in più? No, perché in genere i sarti sono così. Lui è la versione 2.0, quella moderna, con un team di una ventina di persone che lavora per lui, e che a differenza della maggior parte di quelli della sua “corporazione”, è anche un po’ stilista, consigliere, consulente d’immagine, chiamatelo un po' come vi pare, e spesso anche amico. Sì, ve l’ho detto che è moderno.
Talmente moderno che da più piccolo era già old-style, e per la regola dell’inverso che ho coniato io personalmente, era dunque avanti. Fin dai tempi della scuola la sua divisa era giacca e cravatta, così come quella del nonno, il suo mito. Più che old style lui è il portavoce di quello stile senza tempo, che le tendenze le prende per i fondelli, perché l’eleganza sempiterna, il classico, non stanno certo a seguire le mode.

Alessandro ha due quartier generali, uno a Torino e uno a Milano, anche se beccarlo mica è affar semplice (come ho fatto?), dato che è sempre in giro, in Italia, negli Stati Uniti, e dove lo chiamano, con ago e filo alla mano. Esattamente il sarto che ti viene direttamente a casa, a piedi o montando su un aereo poco importa.
Quello che poi, parole sue, opera come un bravo chirurgo. Nel senso che gli abiti devono essere realizzati a seconda di ciascuna personalità, non sarebbe adeguata una giacca fucsia per un uomo introverso e più "serio". Ad ognuno il suo. “Io non lo faccio”.
“E se qualcuno vede la tua giacca e la vuole?”
“Io dico sempre ai miei clienti di non prendere spunto da me! Una giacca coloratissima abbinata ad una cravatta altrettanto variopinta sta bene a determinate persone, tipo al mio amico Lapo, mica la possono portare tutti”.
Bè sì, è come se io mi incollassi addosso sempre del nero, mi sparerei.

Comunque non ci sono delle regole precise in generale, bisogna vestirci esattamente come ci sentiamo, e non stare ad impazzire dietro a sistemi pre-confezionati. Tipo la pochette. Chi l’ha detto che deve essere in pendant con la riga della giacca, il calzino o qualsiasi altra cosa? Può essere di una fantasia che apparentemente può non entrarci niente. Come il gilet con la giacca, idem. E’ questione di mood, di sensazioni.

Eleganza, eleganza, ma che diavolo è questa eleganza. Secondo Alessandro quella vera, the original, non si vede, è nascosta, è nei dettagli. Mi fa l’esempio che adesso sta studiando un bottone prezioso, di cristallo, da mettere nel taschino interno della giacca che… chi lo vede se non te stesso?

Comunque lui avrà anche disegnato con Andy Garcia la giacca con il collo che si può tenere su e gù, con Lapo gli occhiali, avrà pure fatto una linea di valigie personalizzate, la sedia con le palle, girerà anche il mondo, avrà anche ricevuto come regalo più bizzarro da un cliente una vacanza in un posto esotico, ma è simpatico come una persona super easy, e lo è. 

Quindi...la donna? Dei completi (da uomo ma per donne) per Sharon Stone e altre pochissime dive li ha realizzati.
Eh la donna no...Uff.


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3 Comments.

  1. la noia maschile....visibile :P

  2. mens fashion can be so fun!! incredible fashions, thanks for sharing!


    xx

    http://spoonfulofdiamonds.blogspot.com/

  3. Kylie says:

    Recentemente un paio di amiche sono andate a far spese in un negozio di stoffe ed il commesso giovane e bellissimo che le ha seguite era in realtà il titolare del negozio e un sarto molto capace, per uomo e donna.

    Una bella esperienza.

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