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Ma Chi Sono Io?
Posted by Lucia Del Pasqua - - 4 comments

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Ma chi se ne frega della stanchezza, dei quattro giorni di fuoco di Pitti, del treno senza aria condizionata, del ritorno diretto con la Fashion Week e dell’1,37 di notte. Ma sì, chi se ne frega. Sono stata a Firenze, dove per godere ti basta poggiare i gomiti su un muretto a caso di un Lungarno a caso, ho parlato con stilisti, alberi e muri (in casi estremi di fusione), ho fatto milioni di foto e ho soggiornato in un albergo dove alla fine c’avevo preso gusto al rito del “non sapere aprire la stanza”.

Sì, perché con le chiavi a scheda ho sempre dei problemini tecnici, gli stessi che ho per capire il verso del Bancomat per entrare nella cabina dove prelevare. Chi se ne frega. Oggi mi sono fatta un po’ di sfilate e presentazioni e ho incontrato gente piacevole. Po’ per due motivi: 1) Essendo un po’ provata dal Pitti, per il quale ho lavorato un bel po’ (tra cui per Style.it con la Pitti Battle) non mi è sembrato il caso di ammazzarmi ad andare ovunque, dato che questa FW la faccio soprattutto per il mio blog, quindi abbastanza easy 2) Ovviamente non ho mica tutti gli inviti e su questo fatto per il 99% sono anche d’accordo, per l’altro 1% ci sono dei casi umani di P.R. trovati a fare digital per caso, metereopatici, umorali ect che sparpagliano inviti a caso e a simpatie, e io non sono “la simpatia”. Ma penso di poter vivere lo stesso senza una o due sfilate, sì, ce la posso fare. 
Come da tradizione ho inaugurato la Fashion Week con il mio zippino e con una nuova amica, la pezzata, a cui a differenza di quei P.R. sopra citati sto molto simpatica, dato che mi si appiccica sotto le ascelle, dietro la schiena e ovunque io possa sudare insomma.

La più bella sfilata della giornata, intendo di tutte quelle che ho visto dal vivo (giusto per essere parziale, fare differenze e giocarmi altri inviti per il prossimi Fashion Show) è stata quella di Burberry Prorsum. A parte il quantitativo di belloni british style con cravattino, barba e giacca pullulare nella sala, a parte l’effetto “e luce fu” all’aprirsi del tetto della sala, a parte il piacevole fresco e odore di rosmarino o eucalipto e che ne so, è stata perfetta. Con quegli uomini tutti da scartare, ben involtati con carte colorate di cioccolato, fucsia o azzurre, arancioni o gialle. Qual è il colmo del formale? Essere informalmente eleganti, involtando un trench con una confezione dell’Uovo di Pasqua, inforcandosi un paio di occhiali azzurri e da “giovine” con un completo serio e prendere un bomber, gonfiargli le spalle e non andarci a giocarci a baseball ma a farci una passeggiata, o magari al lavoro. 
Oltre ad essermi innamorata di tale Roo Panes, che ho fotografato e che vedrete presto in un post, ho perso la testa per la collezione. Soluzioni?

Quest’anno mi ha stupito anche John Varvatos. Lo ha fatto fin dall’inizio con la sua prima uscita total white. Sì, lui che il nero lo ama più del pane con il burro d’arachidi ha scelto il bianco, accantonando per un momento l’animo rock per fare emergere una vena d’eleganza apparentemente “sprecisa”, ma in realtà con un puntiglio evidente, basta vedere la doppia giacca bianca e nera con la cravatta rossa. C’è studio nei colori, nei tagli, nelle sovrapposizioni, nelle geometrie e nei volumi. E poi mica basta. Poi, come quelli che fanno invasione di campo nudi, in maniera rapida ma che lasciano il segno per il resto della partita, c’è il militare, un’incursione stilistica che si fissa sui colli, nei modelli delle giacche e nel colore. 

Da Corneliani per un momento mi sono vista davanti lui con l’ascia in mano, il protagonista di American Psycho, stessa precisione, stessa eleganza, stesso taglio di capelli impomatato che personalmente mi fa sballare. Qui il dettaglio è tutto: il completo è una scalatura perfetta di colori, cioè se la giacca è grigi chiara, la camicia è grigia scura e la cravatta nera come la pochette. Questo è un business man o un figo che se la viaggia con il sopracciglio sinistro (o destra, a seconda delle abitudini) rialzato, il porta sigari d’argento, il ferma soldi e i gemelli. Do un dieci a lode alla giacca a vestaglia perché ancora gli uomini non si sono abituati all’idea di indossare un capo che potrebbe ricordare loro la notte. Male, molto male. Lo trovo elegantissimo. 

Ben diverso l’uomo di Costume National Homme, più sportivo, meno impostato e più rilassato. C’è sempre e comunque il sound del rock e lo si vede dai giubbini di pelle con inserti in metallo, il colore black e i mille tatuaggi che sbucano in ogni dove, ma anche qui c’è tanto bianco che fa finta di essere candido ma non lo è. Si mescola spesso con il nero, per delle righe “da carcerato” o comunque da cattivo ragazzo, si sovrappone ad altri strati “lasciandosi andare” sciatto in dei look trasandati, e si incolla ai gilet d portare a braccia scoperte (ovviamente con tatoo). Anche qui, come da Burberry, ci sono le pochette, le borse da tenere in mano (per uomo). 

Un salto da Marni poi, per il quale diventerei uomo volentieri. Il genio e il divertimento della Maison italiana è quello di mixare stesse fantasie ma in colori diversi, quasi a farti schizzare fuori il cervello (se mi succede magari rinsavisco). Così le righe di un tono s’accoppiano con righe differenti nella stessa camicia, oppure si può formare un completo  con stesso pattern ma di basi cromatiche differenti. Per quanto riguarda gli occhiali dovrò organizzare un piano, magari convocando George Clooney e la cricca di Ocean Eleven per rbarli, perché mi piacciono seriamente tanto.

Le borse di Serapian sono belle, e questo è un dato di fatto. Non sono fashion, o meglio, sì, ma non troppo, sono quel fashion che dura tutta la vita, perché le linee sono quelle sempreverdi, sono i colori che cambiano. 
La Doctor Bag c’è grigia per i più seri e blu per gli scappati di casa, i Porta i-ipad sono disponibili in varie tonalità, mentre per la donna l’arcobaleno di spreca: le Shopping Bag ci sono in verde, rosso e giallo, così come le borse chicchettose più piccine.
Insomma, sono quelle borse senza logo, artigianali, made in Italy, che rappresentano indubbiamente “i classici accessori che ti durano per sempre”, come dicono le mamme di fronte ad una creazione italiana handmade. 

Sono arrivata alla presentazione Aiguille Noire by Andrea Incontri non in formissima, dato che mi sono fatta versare della soda pura in un bicchiere convinta fosse acqua tonica, ma ci sono arrivata. La collezione è ispirata al chiodo (“non quello di ferro”- Giacomo è brava perché sa che sono rincoglionita e con me specifica sempre) rivisitato in materiali che escludono la pelle.
N.B. (scritto appositamente in abbreviato) la giacca a doppiopetto con collo a scialle, per favore, penso sia da panico. 
N.B.U.S.V (Una seconda volta) gli occhi del primo modello.

Ora se non vado a letto rischio di sbattere la testa sul Mac. No, perché è nuovo. 





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4 Comments.

  1. Francesca says:

    In questo post ho visto tanta di quella bella roba che rimpiango di non essere nata uomo! :D
    ps. per la cronaca pure io sono negata con le chiavi a card negli hotel, l'ultima volta c'ho fatto una delle mie figure barbine :D

  2. Burberry top, peccato che siano capi maschili ahah
    Mi è dispiaciuto per il Pitti, mi avrebbe proprio fatto piacere incontrarti, peccato che la dolce cara La Sapienza mi abbia mandato tutto a monte -.-
    Un bacione!

  3. 4girls says:

    L'ascella pezzata oramai è amica di tutti!
    Dai tieni duro! La passione è questo ed altro!
    Immagini favolose!

  4. da poco seguo tali "fashion blog" ma il tuo è ad oggi il più carino anzitutto perchè hai la simpatia sulla tastiera del mac (nuovo :D ) e poi perchè, se dici che hai scattato "tanto" quel "tanto" lo si vede :)


    byebye e A presto..!!

    Ange

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