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Posted by Lucia Del Pasqua
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Spiacenti, ma l'incipit di questo post non sarà condito con la mia solita ironia, e molto probabilmente sarò infarcito di qualche banalità, ma ieri, grazie a dei comportamenti medioevali e poco garbati, ho avuto modo di fare riflessioni negative. Ho sempre pensato che le fiere e le presentazioni siano delle splendide occasioni per riuscire veramente a vedere bene (e sottolineo bene), senza dover per forza litigare con qualcuno o beccarsi una gomitata chilosadove, il prodotto, e di parlare con i diretti interessati.
L'ho sempre pensato, fino a ieri. Premesso che farò un post ad hoc sui comportamenti incivili delle persone, ponendo a me e a voi delle domande sul come mai non si vergognino, ieri ho deciso di dedicarmi soprattutto al White (credendo di fare una cosa giusta) e a Giorgio Armani, la cui mostra Eccentrico mi ha lasciata piacevolmente stupita. Stupita perché il Giorgio Armani minimalista qui sboccia in una dimensione fantastica, stravagante, strabordante. Con dei pezzi dal 1985 ad oggi, tutti sapientemente illuminati ed orientati (e non è cosa da sottovalutare perché in una mostra su tre i capi o quadri che siano non sono per nulla valorizzati), lo show ambientato in una specie di dark room infuocata dagli stessi gioielli, pochette con pietre, copricapi brillanti o abiti preziosi, quindi cose differenti, aveva come anima un tema: l'eccentricità sofisticata, mai ridicola, bensì elegante e chic.
Tanto brillare s'è visto anche alla sfilata Giorgio Armani, da capo, con dei cappellini colorati e ripieni di cristalli, a piedi, con i tacchi "luminosi" passando per le casacche lunghe o leggere più corte, e i maxi pantaloni trasparenti e non.
Ancora una volta il maschio gioca con la femmina, la quale porta le sue scarpe, allacciate e basse, i suoi tailleur, però affusolati e dai tessuti lucidi, ed infilandosi i pantaloni sotto gli abiti. Ci gioca ma la donna sceglie di essere donna, illuminandosi di bagliori che di sera aumentano d'intensità, optando per shorts che scoprono improvvisamente le gambe e prediligendo pochette con fiocchi e tacchi alti.
E poi un pezzo di White. Dico "pezzo" perché non l'ho girato certo tutto, visti gli atteggiamenti diffidenti nei confronti dei blogger (specie da parte di italiani) e di cui vi parlerò prossimamente (prestissimo).
Meno male c'erano Caterina Gatta e Francesco Ballestrazzi, la cui mia ammirazione nei loro confronti l'ho già espressa in tutte le salse. Loro sono due che valgono, che ti rispondono "ma certo" oppure "prova quello che vuoi", e che non ci pensano nemmeno a mandarti a quel paese, piuttosto si preoccupano di farti un sorriso in più.
L'una è geniale per la chiave che ha trovato, ovvero quella di scegliere dei tessuti particolarissimi e vintage e ricoprirci tutto, dai cappelli agli abiti, i cui stessi tagli sono i miei ideali, l'altro è geniale perché è un puro creativo, un poeta, uno togo. E chi vuole il cappellino con le maxi foglie verdi e allungate alzi la mano. Io tipo.
Ho trovato interessanti dei gioielli di un marchio che non conoscevo, Erickson Beamon, la cui ragazza dello stand è stata la quintessenza della gentilezza, pronta a chiedere a me e a Chiara se volessimo twittare qualcosa. Una che sa cosa voglia dire twittare? Ma era finta? Una che non aveva paura di essere copiata. Sì, era finta. Ah no, era semplicemente straniera. Bè, poi mi sono fatta le mie ricerchine e questo brand lo vendono anche su Net-a-porter, certo, a dei prezzi non proprio accessibili, ma i pezzi sono veramente originali: colorati, preziosi, orientali e occidentali allo stesso tempo.
Deliziosi anche i colletti di Sweet Papillon, li ho trovati un impasto tra alcuni aggettivi, ovvero commerciale, divertente, originale, portabile. Ma sì, perché nonostante una si ritrovi al collo tempeste di borchie o prati fioriti, tutto ciò non rappresenta un eccesso, ma un gioco a cui bene o male tutti sono disposti a giocare.
Mentre tutti ormai conoscono la mia devozione a Jupie by Jackie e ai suoi papillon e abitini con il colletto da collegiale, probabilmente non vale la stessa cosa per Roberto Novarese, un designer conosciuto per caso alla sfilata di Iceberg e incontrato altrettanto per caso fuori dal White, che per le sue T-shirt si ispira alle Regine.
Per il resto, guardatevi le figurine.





















































Alla fine dei conti credo che chi è stato al White sarà costretto a parlare degli stessi brand, i pochi che si sono mostrati disponibili! Tanto meglio, a volte è un atteggiamento positivo mi fa fare delle scelte ... Sono basita da questo comportamento, dalla chiusura del mondo della moda! Qualche mese fa c'è stata la diatriba giornaliste/fashion blogger, ma credo che questa guerra non sia solo intestina, ma si estenda a tutto il sistema. In Italia si conoscono 2 o 3 blog per i quali si stendono tappeti rossi, e tutto il sottobosco di informazione, a volte fatta anche in maniera più professionale, è del tutto ignorato e svilito. Tutto ciò è molto triste se penso che solo 4 giorni fa alla design week di Londra ho trovato designer totalmente aperti e disponibili, dal primo all'ultimo, mentre vengo rimbalzata e trattata come una che fa perdere tempo proprio a casa mai... Comunque anche io ho fatto qualche piccola considerazione, se ti va di leggere le trovi qui: http://www.themag.it/inspiration/2012/white-milano-spring-summer-2013.html
Un saluto,
Monica
@THEmag ho letto e commentate, la pensiamo alla stessa maniera
bellissime noi!
Interessantissima scoperta..il tuo blog!! Da oggi lo seguiro' piacevolmente, direi che i gioielli di Beamon mi hanno letteralmente...stregata!!
Ciao Sonia.
interessante qst post e le considerazioni che fai..mi piacciono molto i gioielli e i colletti...
buona settimana
110 e lode a caterina gatta e a sweet papillon. Sulle tue considerazioni, non vedo l'ora di leggere anche l'altro post. Purtroppo i nostri connazionali non si smentiscono mai, e avoglia a sperare di veder cambiare le cose... o almeno così la penso io!
Ciao Lucia, aspetto il post sui comportamenti incivili..ti comprendo benissimo!:) comunque, la collezione di Armani è stupenda come anche la mostra:) un bacio!
Ciao Lucia. Colpita anche io da tanta diffidenza, chiamiamola cosi, per non dire vera e propria maleducazione a volte. in ogni caso, sono "chiusure" che non fanno bene al prodotto, alla sua economia e al processo creativo che c'è all'origine. si tarpa anzichè comunicare. é un peccato, perché é proprio in italia che si trovano i migliori, tecnicamente. cosa si aspetta, io non so. capisco la stanchezza, ma la professionalità deve coprire ogni aspetto e ogni fase. peccato non averti mai incrociato, ti avrei salutata e incontarata volentieri.
E' triste dover quotare in tutto e per tutto quello che dici, purtroppo in Italia la diffidenza verso certi media è ancora molto forte... Molti marchi non hanno capito che il modo di comunicare sta cambiando (sono anche timorosi verso l'e-commerce, nel 2012, figuriamoci), e anche l'editoria è molto spesso "vecchia" in questo senso (la Hearst manco ha il sito...)
io ho trovato questa chiusura con un designer alla manifestazione coolhunter e ne sono rimasta basita!
le foto sono favolose!
baci
www.pursesinthekitchen.com
new post!