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Posted by Lucia Del Pasqua
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Alt. Non Emmanuelle Alt, né Carol Alt, né tantomeno sua Alt-ezza Regina Elisabetta. Alt da subito, prima che qualsiasi cosa possa succedere, prima che tu possa capire, aver tempo di mandare informazioni al cervello tramite stimoli visivi e successivamente tattili, prima del proferir sentenza, di poter serrare di millimetri o centimetri le labbra, facendo intravedere dentina e smalto, o forse no.
Alt perché quando incontri un designer, un artista, un creativo, uno stilista, o come diavolo si voglia chiamare qualsiasi persona s'inventi qualcosa, prima di dire sì o no, di berciare di avere l'X-Factor o meno, di battezzare in nomine pater et filii et spirictus sancti le sue opere di bene (o male), ecco prima chiedi permesso per entrare nella sua monade, facendo capolino dalla sua porta socchiusa, e poi apri il papiro e leggi il giudizio.
Mi piace, non mi piace? Un attimo, prima fammici parlare, ragionare, poi valutare se la prima impressione coincide con la seconda.
Con Stefano De Lellis è stata tutta un rincorsa per anni, una maratona. Dai ma ci si vede, Dai che vengo là, Ah no ma non ce la faccio, Dai ci si becca la prossima volta, Oh chiamami. E ci siamo scambiati il numero penso tredici volte.
Ma se con me non fai come negli anni Novanta, ovvero prendi lo Swatch verde, digiti il numero sui tasti fuscia e blu, sperando che tua mamma dall'altro telefono bianco della SIP non ascolti, e cattivo, mi chiami, io faccio scorrere quella fontana nel cervello da aggiustare che spazza via il fogliettino che quotidianamente mi sforzo di fare con la to do brain-list e in parole povere, mi dimentico tutto.
Lui mi ha chiamato ed il giorno dopo ero nello showroom di Tom Rebel (dopo essermi persa in bici senza un motivo reale).
Ok, Stefano per certi versi è come me: non fa programmi, vive abbastanza a caso, ed è entusiasta di tutto (in effetti non mi starebbe mica male Stefania De Pasqua come nome). Non si ispira a particolari epoche storiche, non ha donne ideali, ma crea ciò che piace a lui, senza secondi fini. Ma non è che io sono lui e non lo so?
La collaborazione con Tom Rebel è iniziata praticamente in un bar: Filippo, il responsabile Showroom Tom Rebel l'ha visto, attratto dal look ingordo di pelle, gli ha chiesto cosa facesse nella vita e poi sono cresciuti i capelli.
Ma non hai paura che la gente ti dica che facciano senso queste collane con i capelli di donna?
Me l'hanno già detto.
Ok.
Con Tom Rebel sta a guardare il capello, con lui medesimo no. E' stato interessante sparpagliare nella mia immaginazione, un po' di inchiostro simpatico sulle sue creazioni e leggere tra le righe, anzi, tra le reti. E' come se ci fossero delle gabbie da un lato, e degli strumenti che solletichino per stuzzicare piacere, quindi rigore da una parte e duttilità, sensualità dall'altra. Stefano ingabbia le donne facendo credere loro di essere libere dotandole di gingilli iper femminili, come le piume e i cristalli. E la verità è che sono libere. Libere di mettersi una maglia di ottone e di strozzarsi con delle bellissime piume verdi o viola.
Quel che conta non è la via di mezzo, ma l'equilibrio. Tra la fenice e la tartaruga che spiccano il volo e pensano bene di non muoversi dal terreno morbido delle borse, tra il cielo e la terra, non ci sono né nuvole, né nebbiolina, ma armonia e basta.
Ho fatto troppa filosofia? E io la odio pure. Però avete capito dai, no?























Mi farei volentieri "ingabbiare" dalla collana con i pendenti in cristallo...è stupenda!!
Ciao Sonia.
AH l'equilibrio...lo cerco e non lo trovo...fantastici dettagli!
D.
http://sciccosidettagli.blogspot.it